Note geografiche...
Il massiccio del Pasubio è ben delimitato, a sud-est di Rovereto (TN),
dalla Vallarsa, percorsa dal torrente Leno, dalla Val Terragnolo, con
il Leno di Terragnolo, e dalla Val Leogra a nord di Schio. La Cima
Palon (2232 m), più alta vetta del massiccio, domina la cresta sommitale
che con nomi come il Dente
italiano (2220 m), il Dente
austriaco (2203 m), il Piccolo e Grande Roite (2144 m), il Col Santo
(2112 m), rimane indelebile nella storiografia della Grande Guerra.
A sud, l'imponente bastionata rocciosa di Fontana
Oro e dei Forni
Alti chiude l'accesso verso la Val Leogra e la pianura veneta. La
strada della Vallarsa, che da Rovereto, attraverso Pian delle Fugazze,
porta a Valli del Pasubio e la strada della Val Pòsina, con la deviazione
per Colle Xomo, costituiscono gli accessi base per le escursioni al
Pasubio. Strade ex-militari come quella per il rifugio Lancia, la strada
degli Scarubbi, piuttosto che la strada che da Pian delle Fugazze porta
al Rifugio Papa, sono spesso chiuse e comunque richiedono, per il percorso
accidentato, ottima guida e veicoli piccoli, ma agili e potenti. La
strada (mulattiera) delle 52 gallerie che da Bocchetta Campiglia
porta, in 9 km, a Porte
del Pasubio (rif. Papa), è uno dei più bei percorsi di guerra percorribile
sull' ex-Fronte.
Note storiche...
Il massiccio del Pasubio, in gran parte in territorio austriaco, fu
rapidamente sorpassato dalle nostre truppe che nel 1915 portarono la
linea del fronte a pochi chilometri da Rovereto e, con trincee in contropendenza,
sulle pendici dal Monte Finonchio al Monte Maronia, a Piazza, Valduga,
Pinteri, in Val Terragnolo. Nel Maggio 1916 la formidabile spinta dell'armata
di Konrad (Strafexpedition), ci fece rapidamente cedere la Vallarsa
fino a pochi chilometri da Pian delle Fugazze, che rimase in nostre
mani, la Val Terragnolo a la Val Posina, il Col Santo e la maggior parte
delle alture del massiccio centrale. Le valorose truppe della Brigata
Liguria, al comando del Ten. Col. Papa, trasportata in fretta e furia
dal fronte isontino, riuscirono ad occupare prima degli Austriaci Cima
Palon e la altura immediatamente a nord di quest'ultima, che diventò
da allora il "Dente
italiano", separato da una sella dal gemello "Dente
austriaco " fortificato dagli austriaci. Il fronte si stabilizzò
dall'estremità settentrionale dell'orrido vallone
della Lora attraverso il falsopiano Cosmagnon,
quindi alla sella tra i due Denti, proseguendo per Buco di Bisorte,
Sogli Bianchi, Val Posina. Per oltre due anni gli altipiani sommitali
e le cime rocciose divennero terreno di lotta dura e sanguinosa tra
le migliori truppe alpine delle due parti. Il Pasubio è giustamente
ritenuto l'epopea del Kaiserjäger ma i nostri Alpini, di vari battaglioni,
e le altre truppe non furono da meno. Per chilometri quadrati, il terreno,
anche se roccioso, appare ancora oggi solcato da aratri giganteschi:
sono gli effetti della lotta tecnologicamente avanzata, ma nello stesso
tempo di uomini contro uomini, che si svolse lassù. Una esasperante
guerra di mine tra i due denti contrapposti si concluse con la mina
del 13/03/1918 che vide la parte nord del Dente
italiano, sgretolarsi e seppellire decine di nostri soldati, le
cui "ossa sbiancate" riposano sepolte nelle gallerie
franate. Su una caratteristica altura laterale a nord-ovest della cresta
principale del Pasubio, il Corno di Vallarsa, ora Corno Battisti, furono
catturati durante l'offensiva del Maggio-Giugno 1916, numerosi Alpini
del Battaglione Vicenza, tra cui il Tenente Cesare
Battisti e il Sottotenente Fabio Filzi, di nazionalità, ma non di
Fede, austroungarica. Riconosciuti e processati
a Trento come traditori della Patria, furono successivamente impiccati
e sepolti senza nome nel fossato del Castello del Buonconsiglio. La
salma di Cesare Battisti è ora degnamente onorata nel Mausoleo
alla sommità della "Verruca"
di Trento, mentre Fabio Filzi riposa nella natìa Rovereto. Con l'offensiva
dell'Ottobre-Novembre 1918, tutto il massiccio del Pasubio fu ripreso
di slancio dal nostro esercito, che si spinse fino a Trento e oltre,
conquistando all'Italia tutto il Trentino-Alto Adige fino alla naturale
frontiera del Brennero.