Note geografiche...

Monte Ortigara (m 2.105) è una delle cime di altitudine intorno a 2.000 metri che delimitano a Nord l'Altipiano dei Sette Comuni e strapiombano sulla sottostante Val Sugana con un salto di oltre 1.500 metri. Cima di Vezzena (m 1.908), Cima Manderiolo (m 2.051), Cima Portule (m 2.310), Cima Dodici, M. Ortigara, M. Lozze (m 1.959), costituiscono una imponente bastionata facilmente raggiungibile dall'altipiano di Asiago, ma accessibile solo con impervi sentieri dalla Val Sugana. E' quindi Asiago, con i comuni limitrofi, la porta di accesso alle pietrose pendici dell'Ortigara e delle altre cime consacrate alla storia dal sangue di migliaia di combattenti dell'una e dell'altra parte.Strade carreggiabili e mulattiere percorrono il fondo delle valli che con andamento Nord-Sud originano dalla bastionata rocciosa e finiscono sull'Altipiano: la Val Portule, la Val Galmarara, la Val di Nos, la Val di Campomulo. In quest'ultima valle una discreta carrozzabile parte da Gallio e scorrendo in mezzo a foreste di abeti, ove ancora sono evidenti le tracce dei manufatti e delle postazioni, raggiunge un ampio parcheggio alle falde del Monte Lozze, base di appoggio per le escursioni nella zona della Battaglia.


Note storiche...

Il primo "assaggio" con le pendici aride e carsiche dell'Ortigara, le valorose truppe alpine del XX Corpo d'Armata, dipendente dal Comando Truppe Altipiano del Gen. Mambretti, lo ebbero il 22/23/24 Luglio del 1916 al termine della nostra controffensiva susseguente alla Strafexpedition del Maggio/Giugno.
La prima linea austriaca andava dalla sponda destra del torrente Assa, quindi passava sulla sponda sinistra all'altezza di Roana, e appoggiandosi ad una serie di capisaldi naturali, M. Rasta, M. Zebio, M. Colombara, M. Forno, M. Chiesa, M. Campigoletti, M. Ortigara, raggiungeva l'orlo settentrionale dell'Altipiano di Asiago.
Se si fosse riusciti a sfondare quelle posizioni e a ricacciare l'avversario sulle posizioni precedenti alla Strafexpedition avremmo allontanato la minaccia che dall' Altipiano incombeva ancora alle spalle delle nostre Armate del Cadore, della Carnia e dell'Isonzo.
Il piano dell'azione prevedeva il forzamento a Nord in corrispondenza del M. Ortigara e M. Forno, di cui fu incaricato il XX Corpo d'Armata e a Sud tra M. Zebio e M. Mosciagh con il XXII C.d'A.
Preparata con largo dispendio di forze (circa 300.000 uomini con oltre 1.600 bocche da fuoco, su pochi chilometri di fronte, a cui si opponevano nella proporzione 1:3 le truppe austriache ), l'offensiva presentava alcune gravi minacce strategiche:

- Le forti posizioni avversarie, dominanti a Sud, fino a M. Colombara, le nostre linee.
- La concavità verso le posizioni a.u., dell'arco formato dalle linee contrapposte: questo favoriva l'artiglieria avversaria che da posizioni centrali poteva battere tutto il campo di battaglia.
- L'eccessivo sovraffollamento nella nostra linea che non favoriva certamente la lucidità e la rapidità di manovra.
- La mancanza di sorpresa: il nemico conosceva e si aspettava l'offensiva.

Lo scatto delle fanterie avvenne alle ore 15 del 10 Giugno 1917 dopo una poderosa preparazione di artiglieria iniziata alle ore 5 dagli oltre 1.600 pezzi d'artiglieria e bombarde accumulati dalla VI Armata (già Comando Truppe Altipiano), ostacolata dalla nebbia.
A sud l'azione del XXII C.d'A. non ebbe esito favorevole per la strenua resistenza avversaria.
A Nord gli alpini della 52a Divisione (Divisione di 18 battaglioni alpini) si impadronirono con gravi sacrifici del Passo dell'Agnella e della quota 2.101 dell'Ortigara. Malgrado il fallimento a Sud, la 52a Divisione si rafforzava sulle posizioni raggiunte, nonostante ripetuti contrattacchi e il tormento dell'artiglieria degli avversari e il 19 Giugno attaccava e conquistava la vetta dell'Ortigara (m 2.105).
Prontamente il Comando Austriaco faceva accorrere rinforzi numerosi e specialmente addestrati per l'assalto. Il mattino del 25 Giugno, dopo una violenta preparazione di fuoco, grossi reparti d'assalto investirono repentinamente e con grande impeto i nostri 11 battaglioni che presidiavano la posizione. La lotta raggiunse altezze epiche da parte dei nostri alpini e dei fanti della Brigata Regina che si batterono con disperato vigore.
Alla fine la vetta insanguinata, denominata poi "il Calvario delle penne mozze", ricadde in mano degli Austriaci. La tragica mattinata del 25 Giugno ci costò la perdita tra morti e feriti di oltre 150 ufficiali e 3.000 uomini di truppa; altri 2.000 furono presi prigionieri. Le perdite complessive italiane della battaglia sono stimate in 28.000 uomini tra morti, feriti, dispersi. Il salasso più grave lo ebbe la 52a Divisione con oltre 15.000 uomini fuori combattimento. Gli avversari ebbero circa 9.000 perdite. Con questo doloroso insuccesso si chiuse quella sfortunata offensiva.

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