Il Monumento ai Caduti di Gubbio nella Grande Guerra
Piazza 40 Martiri - Gubbio (PG)

Storia

Appena terminata la guerra 1915-1918 anche a Gubbio, come in migliaia di altri luoghi in Italia e in Europa, si decise di costruire un monumento che ricordasse i combattenti caduti nella Grande Guerra. Il 16 dicembre 1918 la Giunta Comunale approvò, tra l'altro, l'iscrizione nel bilancio 1919 di un primo fondo per un ricordo marmoreo da far eseguire dallo scultore eugubino Ubaldo Pizzichelli (1858-1942). Solo il 24 ottobre 1919 però il Comune decise di contattare (con una cartolina!) l'insigne scultore per pregarlo a voler presentare un primo bozzetto del monumento. Il primo inviato non piacque alla commissione incaricata e Pizzichelli dovette sostituirlo con altri due tra i quali fu scelto quello rappresentante la vittoria che corona il caduto per la Patria. L'opera è così descritta:

Il gruppo delle figure sarà eseguito in bronzo e avrà un'altezza di m. 4,50; il basamento in granito di Baveno sarà alto m. 5,50; tutto il monumento avrà l'altezza di m. 10 con non meno di m. 4,50 di lato base: porto franco alla stazione di Gubbio costerà L. 50 mila: Esso dovrebbe sorgere in Piazza Vittorio Emanuele.

Ancora nell'aprile del 1921, però, nulla di preciso era stato concordato. Anzi, il Pizzichelli, stanco di aspettare, chiese ed ottenne dalla Giunta la restituzione dei suoi due bozzetti rinunciando pure al pagamento di essi. Dopo molto tergiversare, soprattutto per motivi politici (in pochi mesi l'amministrazione del comune era passata dai vecchi liberali, ai socialisti, ai fascisti e al commissariamento), si costituì un comitato specifico (diverso da quello già in attività nel 1919) presieduto dal prof. Attilio Fagioli che il 25 novembre 1922 indisse un concorso pubblico con tanto di bando.
Il 16 maggio 1923 l'apposita giuria fissò il numero dei bozzetti da scegliere e invitò cinque dei dodici artisti che avevano inviato un progetto a ripresentare il bozzetto appositamente modificato. Solo tre dei cinque artisti accolsero l'invito e il 19 agosto 1923, la commissione dichiarava vincitore il bozzetto contraddistinto dal motto UMBRIA ITALIA, opera dello scultore perugino (poi naturalizzato eugubino) Enrico Cagianelli (1886-1938). Il 15 settembre 1923 fu firmato il contratto, ma già sei giorni prima si era svolta la cerimonia della posa della prima pietra in un trionfo di fremito di entusiasmo unanime, con la partecipazione del vescovo di Gubbio mons. Navarra, del prefetto, di molte rappresentanze civili e militari e alla presenza di una moltitudine commossa:

Quando si elevarono nell'aria lucente i tre squilli di tromba e la 'Canzone del Piave' diffondea le sue dolci note, e scendeva la pietra e nella pietra la pergamena - prezioso lavoro del concittadino Giulio Menichetti - un tremito pervase tutti i cuori: l'omaggio di Gubbio ai suoi Caduti aveva il suo degno, solenne principio.

Si auspicò allora un pubblico concorso per l'iscrizione da incidere nel monumento, ma non sembra che poi abbia trovato pratica attuazione. Probabilmente fu sostituita con il Bollettino della Vittoria (oggi quasi illeggibile) che fu posto sulla parete che guarda l'ospedale.
Il contratto del 15 settembre prevedeva numerose ed interessanti condizioni, tra le quali il costo dei lavori, la data di consegna dei lavori, la rateizzazione dei pagamenti a stato d'avanzamento, le tipologie dei materiali da utilizzare, le modalità di costruzione.
Sintetizzando: il costo del monumento veniva indicato a forfait in £. 100.000 e la consegna dell'opera era fissata per il 15 maggio 1924; Cagianelli avrebbe ricevuto pagamenti in acconto per £. 70.000, le 30.000 residue le avrebbe potuto riscuotere solo sei mesi dopo l'avvenuta ultimazione dei lavori e in seguito al loro collaudo.
Questa la tipologia dei materiale da usare: per il rivestimento esterno della torre, le scale e la piattaforma pietrame calcare delle cave della Madonna del Ponte, lavorato a cortina e martellina fina; per i bassorilievi figurativi e la parte terminale della torre pietrame calcare delle cave di Cagli o del Furlo e precisamente il marmarone della cava di Ponte Alto presso Cagli alle foci del Burano, oppure la pietra corniola del Furlo qualora si possa avere di colore uniforme. La figura scultorea del Fante, modellata in piena luce, avrebbe dovuto essere giudicata, a scelta del Comitato, dal Sig. Prof. Viligiardi e/o dal Prof. Arch. Clerici. Per l'esecuzione dei lavori Cagianelli si avvalse ovviamente di maestranze e collaboratori locali. Chiese ed ottenne del Comune di poter utilizzare il refettori o dell'ex monastero di San Pietro. Come noto il monumento ai caduti fu inaugurato assieme al viale della Rimembranza con cerimonia del 16 maggio 1924, alla presenza di Vittorio Emanuele III e di altre personalità. Di quella giornata esistono numerose testimonianze fotografiche (anche presso la Biblioteca Sperelliana di Gubbio) e scritte, sia in quotidiani (p. e. "Il Giornale d'Italia" del 17 maggio 1924), che in "numeri unici" pubblicati in quell'occasione (p. e. "Glorificazione").
Il 14 maggio 1927, a cura della Sezione Romana della Pro-Gubbio, fu aggiunta al monumento la corona in bronzo, disegnata dal professor Giovanni Granata di Roma ed approvata dal Cagianelli, con la dedica GLI EVGVBINI LONTANI / AI / GLORIOSI CADVTI / MAGGIO 1927.


Descrizione

Il Monumento ai Caduti eugubini della Grande Guerra, disegnato e scolpito da Enrico Cagianelli tra il 1923 e il 1924, fu inaugurato il 16 maggio 1924 alla presenza di Vittorio Emanuele III e di molte autorità civili, militari e religiose. Accanto alle prevalenti intenzioni commemorative e celebrative, simboleggiate essenzialmente dalla figura bronzea del "Fante", il monumento intende sintetizzare aspetti e valori della storia eugubina nei bassorilievi calcarei della torre merlata a cui si addossa la statua del milite. In estrema evidenza risulta il condottiero a cavallo con un vessillo in mano, che precede la truppa in parata con alabarde e trombe. Al di sopra della figura del cavaliere si erge un arco ogivale all'interno del quale spicca l'insegna militare. Ancora più in alto sono allineati gli stemmi della città di Gubbio e dei suoi quartieri. In un piano iconografico del genere non potevano mancare i Ceri. (…) Ed infatti sopra la schiera dei soldati in parata svettano, in forma semplificata ma con discreta evidenza, le tre inconfondibili sagome di queste "macchine", le quali si contrappongono alla selva di alabarde scolpite sulla sinistra.
(Da A. Barbi, F. Cece, E.A. Sannipoli, "'Rimballanti e pendenti'. L'iconografia dei Ceri di Gubbio tra XIX e XX secolo", Gubbio 1999, pp. 57, 58).

Le foto ed il testo sono stati gentilmente forniti da Fabrizio Cece.

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