Note...
Monumenti ai caduti di Grignasco (NO)
Le foto e il testo sono stati gentilmente forniti da Giovanni Franchi.
Storia...
Quando fu abbattuto il Monumento
Una piccola storia di settantuno anni fa
"Il monumento che rappresentava il dolore bolscevico non è
più": così il Corriere Valsesiano del 12 giugno
1926, sotto il titolo "Una sacra rivendicazione", celebrava
la rimozione di uno dei due monumenti eretti a Grignasco in ricordo
dei Caduti in guerra. Abituati come siamo (parlo delle generazioni più
recenti) ad aver sempre visto soltanto il baldo fante che si erge in
piazza Cacciami, può forse essere interessante vedere la breve
storia dell'altro monumento, quello che era collocato di fronte all'edificio
scolastico.
Per dare un'occhiata complessiva (anche se frettolosa) alla vicenda
è però necessario fare qualche passo indietro nel tempo
e "inquadrare" la realtà del paese nel primo dopoguerra.
Anche la nostra comunità aveva versato il proprio contributo
di giovani vite nella carneficina bellica e si trovava, come il resto
d'Italia, alle prese con la confusa situazione politica venutasi a creare
negli anni immediatamente seguenti il conflitto.
Amministrativamente Grignasco era guidata da una maggioranza di ispirazione
socialista- riformista e sindaco era Cesare Zanola, personaggio di eccezionali
qualità eletto primo cittadino nel 1902 e da allora attivamente
impegnato - con splendidi risultati - a favorire lo sviluppo economico
e sociale del paese.
La forza innovativa e l'operosità evidenziatasi nel quindicennio
d'esordio del secolo (elettrificazione, acquedotto, costruzione delle
scuole, e molto altro), era stata tuttavia pesantemente frenata dalla
guerra e ora faticosamente si stava cercando di riavviare quel "circolo
virtuoso" che aveva portato Grignasco all'avanguardia nei servizi.
Intento lodevole, senza dubbio, ma occorreva fare i conti con la situazione
generale del nostro Stato e così, il 15 settembre del 1919 Pinet
Turlo - corrispondente del Corriere Valsesiano per Grignasco - informava
che il Consiglio aveva deciso di dimettersi per la "grave tassa
sul vino", voluta dal governo e pesante mazzata per i produttori
locali.
Come tutti sapranno (o almeno avranno orecchiato) il periodo in questione
fu un po' caotico dal punto di vista politico e anche in zona (come
dovunque) si registrava un certo attivismo su fronti contrapposti: da
una parte i subbugli dei socialisti rivoluzionari (massimalisti) e dall'altra
le prime avvisaglie di quello che sarebbe stato il movimento fascista.
Riparlando del monumento segnaliamo che nel giugno-luglio 1920 si era
avanzata l'idea di ricordare i Caduti e pertanto si avviò una
sottoscrizione, iniziata con lo stanziamento di 2.000 lire da parte
del Comune.
Ad esse se ne aggiunsero ben presto altre 5.000, frutto delle feste
di beneficenza organizzate in agosto dalle organizzazioni operaie. Il
1920, anno in cui Pinet Turlo festeggiava il suo 26° di cronista
del Valsesiano, vide anche le elezioni amministrative il 6 novembre:
dalla competizione fra "riformisti e socialisti" riuscì
vincente la squadra di Zanola, che venne riconfermato sindaco il 27
novembre.
L'anno seguente, in aprile, si ebbe notizia che per il monumento si
erano creati due Comitati (uno a guida comunale e l'altro della "Lega
Proletaria") e che in seguito essi si fusero per non dividere le
forze necessarie alla realizzazione dell'opera. Vennero richiesti tre
bozzetti al prof. Carlo Francione, direttore del Laboratorio Barolo
di Varallo, insegnante della Scuola di Disegno e d'arte Industriale
di Grignasco.
Dei tre si scelse il più costoso ma, come scrive il cronista,
"quello che ha veramente tutto l'aria di un monumento che si
crede degno per il nostro Grignasco". Il Comitato aveva 9.000
lire, ce ne volevano ancora 5 o 6 mila, si contava sulla generosità
dei cittadini e si pensava per il momento di realizzare un bozzetto
in gesso da proporre alla gente. Il Comitato era composto da: presidente,
Paolo Millone; vice Pinet Turlo; segretario Angelo Vinzio; cassiere
Aurelio Vinzio (consigliere comunale); membri Uberto Bodoni, Natale
Albertandoia, Oreste Gatti, Massimo Amisano, Francesco Castelli e Francesco
Negri fu Vincenzo (consigliere comunale).
Turlo esorta nell'articolo un po' tutti a contribuire e fa appello anche
ai grignaschesi residenti all'estero o in altri centri d'Italia di sottoscrivere
al "Comitato pro Monumento Caduti".
L'11 giugno si arriva ai 2/3 di quel che serve (siamo a 9.864 lire),
dalle feste dello Sporting Club (allora la sportiva si chiamava così,
solo in periodo seguente si creò l'Unione Sportiva Italiana Grignasco)
arrivarono 204,25 lire e 392 ne mandarono i grignaschesi di Clermont
Ferrand. Ma nel '21 l'aria si faceva già un po' troppo pesante,
al punto che nel dicembre il Valsesiano informa che Pinet Turlo ha rinunciato
(da agosto!) a collaborare. A lui si riconoscono "dignità,
onestà e indipendenza di pensiero", ma si dà il benvenuto
a tale Clemente Bertolini, giovane e certamente più... "in
sintonia" con i tempi.
Già dal 14 gennaio si apre il fuoco delle polemiche sul monumento,
fortemente contestato in quanto al nuovo cronista pare "di parte"
l'appoggio dato dalla maggioranza consiliare alla scelta del soggetto
fatta dal Comitato "comunista-socialriformista" senza tener
conto del parere degli "indipendenti". Al Comune si contesta
inoltre di aver rifiutato l'idea che nel '20 si era proposta di erigere
il monumento al camposanto dato il "carattere religioso" che
l'opera avrebbe potuto assumere, mentre ora il Municipio sembrava appiattirsi
su determinate scelte senza fiatare. Si creò così in paese
un Comitato alternativo: il 21 gennaio si dà nota della sua costituzione
definendolo "Comitato dei Giovani ex-combattenti". Vediamolo
in dettaglio: presidente Ercole Cacciami; vice Carlo Gaudino; cassiere
rag. Mario Avagnina; segretario Clemente Bertolini; membri ing. Mario
Signorelli, not. Giulio De Ambrosis Vigna, Secondino Bocchio, Modesto
Mo, Demetrio Bellerio (segretario del locale fascio), Egidio Bonfanti,
Pierino Francioni, Giacomo Milone. Anche in questo caso si sarebbero
commissionati dei bozzetti che sarebbero poi stati presentati al pubblico.
La maggioranza consiliare non accettò la critica e in una sua
lettera al giornale rispose che la Lega Proletaria aveva versato 10.000
lire per l'opera e che altrimenti, con le sole 3.000 di quanto stanziato
dal Comune e quel che si ricavò dalla sottoscrizione, non si
sarebbe fatto granché. Ora il nuovo Comitato dice che ci sono
i soldi - rilevava insomma il Comune -, ma dov'era tutto questo denaro
quando si era partiti con l'idea del monumento? Di lì la conclusione
che "Il Consiglio ha tenuto la condotta che doveva tenere e
basta". Bertolini ovviamente non fu d'accordo e controbatté
che l'opera che si voleva realizzare era "di classe". Nel
mese di marzo il Corriere Valsesiano informa che i bozzetti commissionati
dal nuovo Comitato sarebbero stati visionabili sino a domenica 9 aprile
presso una sala a pianterreno della signora Costanza Zanaroli. La "parte
sana" di Grignasco era invitata a dare suggerimenti.
Il mese di maggio evidenziò l'alta tensione fra gli schieramenti:
il 20, sotto il titolo di "Vivace lotta di sentimenti a Grignasco"
il C.V. riporta che gli ex combattenti (quelli di simpatie fasciste,
s'intende) avevano deciso di astenersi dall'inaugurazione del monumento
"comunale" in quanto lo ritenevano "offesa ai combattenti
superstiti". Costoro decisero di rendere note le proprie intenzioni
in un manifesto dai toni offensivi che il Sindaco proibì di affiggere.
La decisione presa dal primo cittadino venne impugnata dai firmatari
che si rivolsero al Prefetto il quale autorizzò la pubblicazione,
mettendo di fatto in discussione l'autorità del Sindaco, che
di conseguenza si dimise. A dicembre, in prossimità del Natale,
si arrivò a un concordato in extremis per evitare la rottura:
2 bozzetti furono scelti per i due monumenti ai Caduti (entrambi opera
del prof. cav. Emilio Musso di Torino). Uno era Patria riconoscente,
una figura maschile con lo sguardo rivolto a un'ara e il braccio in
atteggiamento di deporvi una palma. L'altro, da porre in piazza Cacciami
(il Municipio aveva negato la collocazione al cimitero) ritraeva il
Fante ferito, riportante al petto il Tricolore. Nel 1922, in
seguito alle dimissioni di Zanola, sindaco fu Giustino Millone e quell'anno
si contraddistinse per il particolare clima di violenza e intimidazione,
proseguito anche dopo il 28 ottobre (marcia su Roma e presa del potere
da parte del fascismo), così l'inaugurazione del monumento sul
piazzale delle scuole (verso il 10 settembre) fu "breve, sacra
e austera" (nonché rospo in gola per parecchi).
Nove mesi dopo, il 3 giugno, s'inaugurò il monumento voluto dal
Comitato degli ex-combattenti, ormai confluiti in massa nel locale fascio:
il 16 giugno il C.V. dà entusiastica cronaca della cerimonia,
mostrandosi generoso di aggettivi e complimenti quanto parco era stato
nel parlare dell'altro monumento. Il 18 agosto di quell'anno iniziò
l'azione fascista per risolvere "l'assurdo dei due monumenti
ai Caduti, quello bolscevico e quello patriottico". La sezione
grignaschese del Partito Nazionale Fascista chiese addirittura all'on.
Gray di avviare col Prefetto trattative per togliere con una speciale
cerimonia la "statua mortificatoria" e di sostituirla
con una piramide volta a modificare in senso patriottico la scritta,
che diceva: "La popolazione di Grignasco a tutti i suoi morti
nella guerra 1915-1918 per l'umanità auspicando tempi migliori
consacra - 1922".
Nel 1924 novità al Valsesiano: ritorna Pinet, che l'8 marzo scrive
la sua corrispondenza e che il 24 viene subito violentemente attaccato,
al punto che egli comunica la volontà di dimettersi da tutti
gli incarici pubblici che rivestiva. Il 2 agosto la battaglia per la
"fascistizzazione" di Grignasco investì l'Amministrazione:
Giustino Millone e Pierino Francioni si dimisero, e un articolo a firma
di Demetrio Bellerio il 16 agosto informa che Commissario prefettizio
sino alle nuove elezioni sarà il notaio Giulio De Ambrosis Vigna.
Le elezioni, da tenersi in un primo momento il 14 settembre, ebbero
luogo in un clima di pesante intimidazione nel mese di novembre e -
sorpresa sorpresa - per una volta lo squadrismo batté il grugno.
Grignasco infatti votò massicciamente per la lista socialista
guidata da Cesare Zanola che ottenne quasi il doppio dei voti dell'altra
compagine. "Realtà cruda - annota il Valsesiano -,
purtroppo giustificata dalle condizioni dell'ambiente, rimasto in gran
parte ligio e fedele agli amministratori del passato". Il mea
culpa continua così: "si dice che l'esito sia stato provocato
dallo stesso sistema che a Valduggia ha segnato una rumorosa sconfitta
dei fascisti: non si è saputo insomma rimanere sereni nella lotta
pur aspra e si è voluto insultare avversari a destra e sinistra,
coprire i muri delle case con inopportune eccessive volgarità.
Si è fatto male, malissimo perché la mentalità
semplice del popolo è rimasta urtata da questa maniera, e gli
elettori hanno votato come hanno votato".
E lo vogliamo vedere nel dettaglio l'esito della votazione? Presto fatto:
Lista social popolare - Uberto Bodoni 454 voti, Carlo Francioni 451,
Giulio Francioni 450, Stefano Francioni 437, Giuseppe Fontanetto 433,
Giuseppe Franchi 432, Alfonso Marietta 411, Anselmo Teruggi 424, Cerato
Tosalli 432, Cesare Zanola 457, Carlo Zanolo 447, Oreste Zanolini, 432.
Alla minoranza andarono 3 seggi: Pietro Levis 241, Giustino Millone
212, Socrate Sivieri 218. Il 10 dicembre Zanola fu nominato Sindaco,
Carlo e Giulio Francioni assessori effettivi, Stefano Francioni e Alfonso
Marietta assessori supplenti. Gli sconfitti si dimisero immediatamente.
Che la vita non fosse una passeggiata in quel periodo (specie per chi
era "controcorrente") è ampiamente documentato dalla
storiografia e dai ricordi di coloro che han vissuto quei momenti; si
comprende quindi come mai, dopo aver resistito per un bel po' alle pressioni
esterne, l'8 aprile del '26 Zanola abbia rassegnato le dimissioni. Queste
furono accolte favorevolmente da un articolo apparso sul C.V. (non firmato
da Pinet, che sì collaborava, ma solo per la cronaca e non più
per cose politico-amministrative): "E' naturale - recita
il commento riferendosi a Zanola - che si sia ritirato da un posto
dal quale esplicava direttive evidentemente in contrasto con quelle
tracciate dal Capo del Governo e seguite da tutti gli italiani di pura
fede e buona volontà".
L'epilogo dell'Amministrazione segnò anche la fine del monumento
delle scuole. Pierino Francioni fu nominato commissario prefettizio
reggente e, come primo gesto simbolico, ordinò la rimozione dell'opera.
L'atto venne celebrato con enfasi da Bellerio sul C.V. del 12 giugno
con le parole che riportiamo all'inizio del presente lavoro. L'articolo
prosegue lodando Francioni per la "rimozione del monumento bolscevico
eretto dai sovversivi a solenne e imperituro ricordo dei disertori e
dei suicida di guerra" e non esita a lanciare un ammonimento
a chi denigrava "per puro spirito bolscevico l'opera di questo
meraviglioso e coraggioso fascista che in pieno giorno e coadiuvato
dai suoi più fedeli camerati ha sfidato le ire della maggioranza
sovversiva grignaschese".
Così avvennero "rimozione e completa alienazione del
monumento che costituiva la vergogna e il disdoro grignaschese",
cioè quanto oggi potrebbe forse meglio definirsi semplice atto
di violenza da parte di un regime desideroso di imporsi in tutti i modi.
In seguito, al posto del monumento, venne piantato uno dei pini - dedicati
ai figli del duce - collocati nei pressi delle scuole. Parecchi grignaschesi
conservarono (nascoste) le foto del vecchio monumento e alcuni riuscirono
a recuperare qualche frammento dell'opera, perpetuando così di
essa, se non la forma, almeno la memoria.
Più o meno quanto questo scritto ha tentato di fare.