Note geografiche...
Il Gruppo del Col
di Lana (2462 m) - Sief
(2424 m) di natura vulcanica, si stacca nettamente dalle cime dolomitiche
della zona Sett Sass - Lagazuoi ed è nettamente visibile da chi percorre
la statale delle Dolomiti nella valle del Cordevole, sia proveniendo
dal Passo Pordoi, sia dal Passo
Falzarego.
Anche dalla statale Agordina, all'altezza di Alleghe, il contrafforte
del Col di Lana ricoperto di boschi in basso, e di verdi erbe interrotte
qua e là da rocce e pietraie nerastre, che diventano prevalenti sulle
creste, si staglia netto contro il cielo.
Piccole borgate e paesi più grandi come Arabba, Ruaz, Corte, Contrin,
Sief, Pieve di Livinallongo, Agai, Salesei (cimitero monumentale italiano),
Andraz sono scaglionati lungo la strada delle Dolomiti e contornano
la base del Lana. Questi luoghi, menzionati nei bollettini di guerra,
costituiscono anche le basi di partenza per le escursioni su Gruppo
(interessante è anche il percorso dal Passo di Valparola).
Note storiche...
Il contrafforte Col
di Lana - Sief, prolungamento del gruppo Sett
Sass, dal quale è separato da un'ampia Sella (Sella del Sief), domina
come un gigantesco torrione l'intero percorso della Strada delle Dolomiti
tra Canazei e Cortina d'Ampezzo e la statale Agordina proveniente da
Alleghe.
L'importanza strategica del Gruppo è evidente: Dal Col di Lana e dal
Sief, allora in territorio austro-ungarico, si sbarrava l'accesso per
gli italiani, provenienti da Agordo o da Cortina, alle Valli Badia,
Fassa, Gardena e quindi si impediva loro il raggiungimento dell'obiettivo
strategico della avanzata in Val d'Adige e in Val Pusteria. Per questo
motivo tutto il settore fu potentemente fortificato dagli Austriaci
con una linea difensiva che dal forte
di Valparola, correva lungo la cresta del Sett Sass, quindi attraverso
le trincee fortificate della Sella del Sief raggiungeva i costoni alle
falde meridionali del Col di Lana (costoni di Castello, Agai, Salesei)
e quindi scendeva, sempre tenendosi su posizioni formidabili, al Forte
La Corte e alla tagliata stradale di Ruaz. Al di là del Cordevole, la
linea fortificata si allacciava alle posizioni del Sass di Mezdì e della
Mesola, e quindi alla Marmolada.
Fu appunto nell'intento di strappare all'avversario il prezioso fortino
- osservatorio che le pendici del Lana (e del Sief) furono irrorate
di tanto sangue italiano, da meritare a quel fosco colle il nome di
"Calvario del Cadore" o di "Col di Sangue". Toccò al IX Corpo della
IV Armata (18a Divisione) il compito di attaccare il Col
di Lana. L'avanzata delle truppe italiane nei primi giorni di guerra,
fu prudente e graduale fino ad urtare contro le posizioni fortificate
degli Austriaci e dei Tedeschi dell'Alpenkorp, che nonostante la Germania
non fosse ancora in guerra con l'Italia, erano giunti a dar man forte
ai nostri nemici d'oltralpe.
Luoghi come il "Panettone",
il "Cappello di Napoleone", il "Fortino
Austriaco", la "Ridotta La Marmora", che sbarravano i tre costoni
del Col di Lana che scendono su Salesei, Agai, Andraz, divennero tristemente
famosi per i nostri fanti (la fanteria attaccò in prevalenza).
I costoni e le valli interposte si ricoprirono di innumerevoli cadaveri
di nostri soldati, che diedero loro nomi da tragedia: Vallone
del Sangue, Vallone delle Morte. Nonostante l'insensata azione di
comando che spesso caratterizzava i nostri attacchi, i nostri fanti,
con il coraggio e la tenacia che li contraddistinguevano, riuscirono
ad occupare tutta la montagna ad esclusione della vetta del Lana e di
tutta la cresta e della sottostante Sella del Sief.
Sulla cima del Lana, le nostre posizioni distavano solo cinquanta metri
da quelle nemiche.
Una trincea semicircolare sbarrava l'accesso alle due vette del Lana
(l'occidentale, più alta, e l'orientale) mentre il retro era protetto
dallo strapiombo inaccessibile che scende sul Vallone del Sangue (tra
Lana e Sief). Fu merito del Sottotenente del Genio, duca Gelasio Caetani
di Sermoneta, discendente da una nobile famiglia, ideare e portare a
compimento una galleria di mina che dalle posizioni italiane raggiungeva
il suolo sottostante la posizione di vetta austriaca. Il 17 Aprile 1916,
alle 23:35, oltre 5 tonnellate di gelatina esplosiva trasformavano la
vetta in un profondo e vasto cratere. Buona parte del presidio austriaco
periva nell'esplosione, rimanendovi sepolto: le ossa di oltre 120 soldati
austriaci giacciono sepolte nel cimitero naturale di vetta e casualmente
emergono tra i ghiaioni dei torrenti che il disgelo estivo fa scendere
dalla cima...
Dopo aver occupato la cima del Lana, per un anno e mezzo gli Italiani
cercarono di occupare anche il Sief e sfondare verso la Val Badia. Quasi
ci riuscirono, ma la vetta martoriata dalla lotta di mine del Sief e
la sottostante Sella costituirono un ostacolo insuperabile.
Con la ritirata del Novembre 1917, conseguente a Caporetto, le posizioni
del Lana e del Sief, così duramente e sanguinosamente conquistate dovettero
essere abbandonate.
Migliaia di nostri soldati sono rimasti nell'ossario di Pian di Salesei,
mentre alcuni corpi insepolti emergono ancora, anche se raramente, a
ottant'anni dalla fine della guerra, dalle pietraie e dai pascoli attorno
alle cime.