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Per 29 mesi questo fiume è stato quotidianamente citato nei bollettini di guerra emessi dal nostro Comando Supremo.
Il Fronte dell’Isonzo è stato, per l’Esercito Italiano, sinonimo di offensiva strategica con obiettivo Lubiana e Trieste, mentre per le armate austro ungariche a sua difesa, è stato motivo di onore l’averlo difeso strenuamente con lievi perdite di territori ampiamente riscattate dal risultato della ultima offensiva, la dodicesima, questa volta, al contrario delle precedenti 11, condotta dagli austro – tedeschi e che causò l’arretramento del Fronte al Piave.
L’Isonzo, anche se oggi scorre in territorio italiano solo nel tratto finale fino alla foce nel mare Adriatico, va considerato dagli Italiani Fiume Sacro come il Piave perché negli immediati dintorni di esso centinaia di migliaia di giovani soldati nostri connazionali persero la loro vita assieme a quasi altrettanti militari delle popolazioni del vasto impero austro ungarico.
Per quasi due anni e mezzo la 2° e la 3° Armate, costituenti quasi 2/3 del nostro esercito, tentarono con ogni mezzo, attraverso le 11 “spallate” di cadorniana memoria, di rompere la forte barriera posta dalla natura e rinforzata dalla sapiente attività dell’esercito nemico, ma inutilmente.
Anche le perdite furono in proporzione al volume di attività offensiva svolta sul fronte isontino e buona parte dei nostri 680000 morti della G.G. lasciarono la vita a poca distanza dalle acque color turchese dell’Isonzo, oggi così apprezzate da canoisti e appassionati di “rafting”.
L’Isonzo (Soça in sloveno) prende vita da una sorgente in Val Trenta ai piedi del massiccio del Velika Dnina, nel parco nazionale sloveno del Triglav (Tricorno).
La parte alta del suo corso è incassata tra alti rilievi fino allo sbocco nella conca di Plezzo (Boveç) ove riceve sulla destra il torrente Koritnica, sovrastato, sopra una forra a pochi Km dalla foce, dal sistema fortificato della Chiusa di Plezzo.
Una discreta strada carrozzabile accompagna la riva destra del fiume e contorna all’inizio della piana un cimitero di guerra austriaco e la collina del Ravelnik ( Rabelnik m. 519 ) estrema linea avanzata degli austriaci che da qui scatenarono il 24 Ottobre 1917 l’attacco alle posizioni italiane poste immediatamente a Est di Plezzo. Il Ravelnik è sovrastato dalla boscosa altura dello Svinjak vero nido di vespe di artiglieria austriaca mentre a destra il Rombon-Cukla e a sinistra lo Javorscek completavano l’accerchiamento austriaco delle posizioni di Plezzo.
Alla stretta di Saga (Zaga) il fiume cambia bruscamente direzione e si volge verso Sud-Est e scorrendo tra le alture dello Stol a destra e del Polovnik- Krasji a sinistra, raggiunge la piana di Caporetto (Kobarid) tristemente famosa per il disastro militare iniziato il 24 Ottobre 1917 e che comportò il nostro arretramento al Grappa-Piave, conclusosi solo il 9 Novembre.
A sinistra le vaste giogaie del Vrsiç e Vrata e l’iconfondibile “naso” del Montenero (Krn m. 2244) riportano alla memoria i sacrifici di tanti nostri soldati, fanti, bersaglieri, alpini, che qui patirono freddo, fame e in grande quantità lasciarono la vita. Più avanti, altri calvari di nostri soldati, costretti a tenere posizioni intenibili dominate dagli austriaci: la verde piramide del Mrzli oggi allietata nella bella stagione dai voli dei “parapendii” , la groppa del Vodil e di fronte, il massiccio del Kolovrat che doveva fare barriera ai tedeschi nell’Ottobre del ’17 e che invece cadde in un giorno.
Il fiume raggiunge Tolmino, ridente cittadina di collina e qui cambia di nuovo direzione volgendosi a Sud-Ovest.
Nel vertice formato dal Fiume, le temibili alture di Santa Maria e Santa Lucia, che costituivano l’imprendibile “testa di ponte “ di Tolmino e la piana di Volzana (Volçe)- Ciginj ove la nostra 19° Divisione del XXVII Corpo di Armata fu travolta in poche ore al mattino del 24 Ottobre ’17. Il povero generale Villani, comandante della Divisione, disperato per il massacro dei suoi soldati, si suicidò il giorno dopo.
Il fiume attraversa quindi la forra formata a sinistra dallo spalto dell’altipiano della Bainsizza e a destra dalla lunga giogaia delle alture dello Judrio che culminano nel Korada e nel Sabotino.
A Canale (Kanal) ove la strada, sino ad ora sulla riva destra, si porta in riva sinistra, e a Ronzina (Roçinj) avvennero i gittamenti di ponti per il passaggio delle Divisioni che affrontarono e conquistarono la Bainsizza durante la 11a offensiva nell’Agosto-Settembre 1917. Altro cambio di direzione è a Plava ove ai primi di Giugno del 1915 le nostre truppe costituirono una piccola testa di ponte che fu sempre contenuta dagli austriaci, che avevano formidabili capisaldi a quota 383, monte Vodice, Kuk, Monte Santo, fino alla 10° battaglia dell’Isonzo.
L’Isonzo scorre ora tra le pendici boscose del M. Santo e del San Gabriele a sinistra e del M. Sabotino a destra.
A Salcano, dopo 90 Km. di montagne e colline, l’Isonzo sfocia in pianura e attraversa Gorizia. A destra le alture del Sabotino, Oslavia, Podgora, che costituivano la seconda “testa di ponte” della piazzaforte di Gorizia. A sinistra, oltre il castello, le alture del S. Marco, che furono la seconda, imprendibile linea di difesa austriaca dopo la presa della città avvenuta il 9 Agosto 1916.
L’Isonzo scorre ora nella pianura friulana e a sinistra, a qualche Km. di distanza, una ampia bastionata aperta dalla altura del monte S. Michele e chiusa dal massiccio dell’Hermada e dal mare, ricorda visivamente l’altro mattatoio dei fanti italiani e dei loro colleghi difensori austriaci: IL CARSO !
Ormai lento e quasi impaludato il fiume si getta a Punta Sdobba, nascondiglio di innumerevoli pezzi di artiglieria italiana montati su pontoni galleggianti, nel mare Adriatico.
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