Note geografiche...

Monte Cimone si protende come la prua di una nave tra la Val di Rio Freddo e la Val d'Astico, estrema propaggine dell'altipiano di Tonezza, a Nord della conca di Arsiero. Quest'ultima località, di fondo valle, viene facilmente raggiunta da Vicenza attraverso l'autostrada A31 fino a Piovene-Rocchette e quindi per la comoda statale della Val d'Astico. Da Arsiero, una strada attraversa con numerose gallerie il versante Est del Cimone fino a Tonezza. Da quest'ultima cittadina, una strada asfaltata percorre l'altipiano tra freschi boschi di conifere e di faggi, risorti dopo le distruzioni del periodo bellico, fino ad un ampio parcheggio. Da quest'ultimo, in 10 minuti di passeggiata sul ciglio di trinceramenti austriaci, si raggiunge la vetta e il cratere della mina (Sacello-Ossario).


Note storiche...

Per tutto il 1915, Monte Cimone non viene neanche menzionato dai bollettini di guerra, perché si trova a diversi chilometri dalla linea del Fronte, che passa più a Nord, nella zona delle grandi opere corazzate austriache. L'altipiano di Tonezza viene occupato dopo il successo della offensiva austro- ungarica del Maggio 1916 (Strafexpedition) e la caduta della linea Toraro-Campomolon (19 Maggio 1916) che vede gli Austriaci dilagare nella Val Posina e nella Val d'Astico oltre Arsiero.
Il 22 Maggio, Tonezza viene occupata dalle truppe della terza Divisione del XX Corpo d'Armata A.U. che si spingono verso la vetta del Cimone (m 1230).
La resistenza degli ultimi reparti italiani della 9° Divisione (Gen. Gonzaga), si protrae fino al 25 Maggio: a sera la cima del Cimone è interamente in mano austriaca, mentre i reparti italiani che difendevano l'altipiano si portano sull'estrema linea di resistenza oltre il Posina, Colletti di Velo-Priaforà-Novegno. L'offensiva austriaca non ottiene il successo sperato e il 25 Giugno 1915 la linea a.u. viene portata di nuovo a Nord del Posina e il Cimone viene organizzato a vero e proprio caposaldo da parte austriaca.Le truppe italiane si attestano su Quota Neutra (m 1078) e Caviojo (m 1111), abbandonati dal nemico. Queste due ultime cime vengono largamente fortificate dagli italiani che le considerano come basi per l'attacco alla vetta del Cimone.
Ripetuti attacchi vengono tentati nel Giugno e soprattutto nel Luglio 1916 per rioccupare la cima.
Il 23 Luglio, dopo un pesantissimo e prolungato bombardamento, le truppe della Brigata Novara (153° e154° Reggimenti Fanteria)e del Battaglione alpino Val Leogra attaccano le pendici del Monte. Servendosi anche di corde posate sulle strapiombanti pareti, i soldati del Val Leogra e del 154° Reggimento Fanteria, con aspra lotta corpo a corpo contro le valorose truppe del 59°Regg. Rainer, rioccupano la posizione di quota 1230 e iniziano a fortificarsi, resistendo ai contrattacchi nemici.
Alla sera del 23 Luglio la nostra linea, dalla Val Rio Freddo, giunge fino a quota 1230 mentre gli austriaci si sono ritirati sulla linea fortificata che vede quota 1217 come caposaldo principale. Le posizioni restano invariate, nonostante ripetuti scontri tra le truppe contrapposte.
Vista l'impossibilità, per entrambi i contendenti, di occupare le posizioni avversarie, sia gli italiani che gli austriaci cominciano a prendere in considerazione l'ipotesi di realizzare una potente mina sull'esempio di quanto accaduto sul Col di Lana il 17 Aprile dello stesso anno.
Inizia febbrilmente una guerra di mine, con gallerie e controgallerie che scavano per l'eternità la montagna. Gli austriaci arrivano prima e il 23 Settembre 1916, alle 5 e 45, una potente deflagrazione distrugge la posizione italiana e l'ultimo tratto della nostra unica via di accesso da Ovest e seppellisce centinaia di soldati italiani.
La vetta del Cimone, trasformata in un largo cratere, diventato cimitero per le truppe del presidio italiano (1° btg. del 219°Fanteria e 136° compagnia zappatori del 63° btg. Genio), viene fortificata dagli austriaci. Annidatisi nelle nostre posizioni, nonostante furiosi bombardamenti italiani che impediscono persino il soccorso ai sepolti vivi, gli austriaci tengono saldamente la riconquistata posizione e i nostri ripiegano sul Caviojo, lasciando presidi avanzati tra la Quota Neutra e il M. Cimone.
La situazione si stabilizza e solo con l'offensiva finale di Vittorio Veneto, il Monte Cimone ritorna in mano italiana.
Sulla vetta è stato costruito nel 1929, sul bordo del cratere di mina, un Sacello-Ossario che termina in una snella cuspide, che raccoglie i resti dei Caduti che mano a mano affiorarono dal vasto cratere e da quelli ritrovati nei dirupi e nei boschi circostanti.

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