Note geografiche...
La bastionata del Monte Cengio si eleva ripida sul tratto iniziale
della Val d'Astico, dopo Piovene-Rocchette per chi arriva da Vicenza
percorrendo l'autostrada A31. Da Cogollo del Cengio e da Mosson, ai
piedi del Monte Paù, una carrozzabile ricca di tornanti risale
la Val Canaglia fino al bordo dell'Altopiano di Asiago. Dopo Campiello
si distacca a sinistra la rotabile di guerra che porta in circa 6 km
alla vetta del Cengio (1351 m) tenacemente difesa, durante l'offensiva
del Maggio 1916 (Strafexpedition) dall'eroismo dei Granatieri.
Note storiche... (a cura di Paolo Volpato)
Il toponimo geografico di Monte Cengio balza alla ribalta delle cronache
militari nella fase più calda, e più pericolosa per la
nostra nazione, dell'offensiva austriaca del 1916 meglio conosciuta
con il nome convenzionale di "Strafexpedition".
Il Monte Cengio deve la sua importanza strategica in quanto testata
d'angolo del ciglio sud-occidentale dell'Altopiano di Asiago, che qui
trova il suo naturale confine nel torrente Astico, che lo separa dall'altipiano
di Tonezza e dal retrostante massiccio del Pasubio, e nella Val d'Assa,
che delimita le pendici estreme dell'Altopiano di Lavarone. La sua funzione
di sentinella viene ancor più risaltata dall'importanza logistica
della laterale Val Canaglia, allora importantissima via di comunicazione
stradale e ferroviaria, che collega Asiago e il suo Altopiano con la
pianura vicentina e per prima con l'importante città di Thiene.
Presidiata da 6 battaglioni della Brigata Granatieri di Sardegna, la
linea che da Monte Cengio va verso il forte di Punta Corbin, cima Arde,
ciglio della Val d'Assa fino alla confluenza di questa con il torrente
Ghelpach, viene fatta arretrare dal Generale Pennella, che male interpreta
un discutibile ordine del Comando Truppe Altopiano. Ciò consente
all'esercito austro-ungarico di superare indisturbato l'ostacolo naturale
della Val d'Assa e di pressare sulle alture di Monte Cengio, Monte Barco
e Monte Panoccio, baluardi naturali posti a difesa della pianura veneta.
La conquista di tali posizioni poteva risultare oltremodo importante
per le truppe austriache dal punto di vista psicologico: soprattutto
dal Monte Cengio i soldati dell'esercito imperiale potevano vedere e
quasi toccare la ricca e sospirata pianura vicentina, con il suo carico
di bottino promesso dai comandanti. Ormai solo un passo mancava per
tagliare in due il fronte italiano e costringere alla ritirata e alla
possibile resa l'esercito schierato sulla fronte giulia.
Pur perduto dopo alcuni giorni di violentissimi combattimenti, che costarono
la perdita di circa 10.000 uomini e che resero famosa al popolo italiano,
per il coraggio dimostrato, la Brigata Granatieri di Sardegna, il Monte
Cengio risultò un'amara conquista per le truppe austro-ungariche
che, stremate anch'esse dallo sforzo ultimo che doveva portarle allo
sfondamento, non riuscirono a riprendersi e dopo altre due settimane
di infruttuosi scontri contro la nuova linea di Monte Paù, ricevettero
l'ordine di terminare l'offensiva e di ritirarsi su posizioni riadattate
alla difesa.
Testimone silenzioso del valore dei granatieri è lo spuntone
di roccia denominato "Salto del Granatiere", così chiamato
in onore di quei soldati che, avvinghiati nel corpo a corpo con il nemico,
preferirono con esso cadere nello strapiombo sottostante, andando incontro
entrambi a morte certa, piuttosto che arrendersi.