L'artiglieria in montagna- di Enrico Guerrazzi
La situazione del confine tra l'Italia e l'Impero Austro-Ungarico,
quale si trovava all'inizio del nostro intervento il 24 Maggio 1915,
costrinse l'esercito italiano a portare la propria offensiva generale
su un fronte di oltre 600 km di lunghezza, svolgentesi per oltre 4/5
su un territorio montuoso, aspro e selvaggio, con cime che raggiungono
e superano anche 3000 metri di altezza.
Dallo Stelvio al Monte Nero, le montagne che seguono alle montagne,
alte, talvolta ricoperte di ghiacci eterni, separate da strette valli
e con rare strade di facile percorso, fecero del nostro Fronte, il più
aspro e il più particolare tra i pur diversi fronti di battaglia
della Grande Guerra. (vedi profilo altimetrico
del Fronte)
Entrambi i contendenti, Italiani e Austro-Ungarici, dovettero adattarsi
e specializzarsi per questo conflitto condotto in un ambiente ostile,
per la prima volta luogo di fatti bellici di così grande importanza
e di questa durata.
Anche l'arma di Artiglieria dovette subire l'adattamento alle necessità
della guerra e il suo impiego tattico e strategico dovette tenere conto
delle condizioni ambientali in cui si operava. Le operazioni furono
spesso condotte su balze impervie, furono trasportate su alte e quasi
inaccessibili vette pezzi di artiglieria. (vedi foto 1)
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Foto 1: Pezzo austriaco cal. 7 cm / mod.
99 in postazione a oltre 3300 m di altitudine |
Sia pezzi di artiglieria a tiro teso (cannoni: rapporto lunghezza canna/calibro
maggiore di 20) sia a tiro curvo (obici: lunghezza canna/calibro tra
10 e 20 e mortai, con detto rapporto minore di 10) e naturalmente le
bombarde, ordigni insostituibili per aprire varchi nei reticolati, trovarono
impiego sulle cime.
Micidiali furono i pezzi a tiro curvo, data la possibilità di
colpire con questi, posizioni defilate, riparate da costoni di roccia
e pendii. (vedi foto 2)
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Foto 2: Obice austriaco ad affusto rigido
in
posizione a Grotta Dazzi (difese di Riva del Garda) |
Cartolina d'epoca: artiglieria someggiata |
I nostri artiglieri e i loro corrispettivi austriaci dovettero fare
i conti, per l'approntamento delle tabelle di tiro e per l'esecuzione
dei tiri di aggiustamento, della grande variabilità in gittata
e direzione provocata dal vento e dalle differenze di pressione atmosferica
dovute alla quota ed alle condizioni meteorologiche, così variabili
in montagna.
Tutte le specialità di artiglieria furono impiegate sul fonte
della guerra bianca raggiungendo record, in termini di condizioni operative
e non solo di altitudine raggiunta, rimasti insuperati.
Ovviamente, l'artiglieria di piccolo calibro, più propriamente
detta "da montagna" ebbe una parte importante nelle vicende
belliche sui monti. Dato il loro ingombro e peso ridotto, ma soprattutto
la possibilità di essere smontati in più parti, i pezzi
da montagna furono postati in posizioni incredibili, sino a poca distanza
dal nemico, grazie alla loro facilità di trasporto sulle possenti
groppe dei muli o sulle robuste spalle di alpini e kaiserjaeger.(vedi
cartolina)
Ricordiamo tra gli innumerevoli episodi rimasti nella storiografia di
guerra, la postazione da parte austriaca sulla vetta dell'Ortles di
due pezzi da montagna che sparavano sulle linee italiane del Cristallo
e del Gran Zebrù (vedi foto3)
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Foto 3: Cannone austriaco da montagna postato
in zona Ortles |
Foto 4: Cannone da montagna 65/17 |
e la quinta batteria da montagna del ten. Moro, con i cannoncini da
65/17, (vedi foto 4 e 5) che tanta parte ebbe nella presa italiana del
Cauriol, gli obici austriaci da 75/13, postati ai Pozzoni, con campo
di tiro sul Corno di Cavento tenuto dagli italiani.
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Foto 5: Cannone da montagna 65/17 in postazione
in caverna |
Anche l'artiglieria da campagna, l'amica delle Fanterie, che accompagna
e protegge nelle rapide avanzate,ebbe largo impiego nelle azioni in
montagna.(vedi cartolina) Quante istantanee di guerra ritraggono artiglieri
ed alpini accanto ai pezzi da 75/mod. 1906 e 75 Deport, quest'ultimo
ritratto sovente in postazione antiaerea con le code allargate.(vedi
foto 6)
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Foto 6: Cannone da 75 Deport in postazione
anti-aerea |
Anche i vecchi pezzi ad affusto rigido, in bronzo, i cosiddetti "bronzini",
furono spesso impiegati in montagna.
L'artiglieria di medio calibro, tanto a tiro teso (vedi foto 7 e 8)
quanto a tiro curvo, (vedi foto 9 e 10) ebbe parte nei duelli tra i
Forti della linea di confine, nella parte iniziale del conflitto e soprattutto
accompagnò sia in difesa sia in attacco, tutte le grandi operazioni
strategiche dei 4 anni di guerra.
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Foto 7: Cannone da 149 A in postazione
montana |
Foto 8: Cannone da 149 A sul fronte
montano |
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Foto 9: Mortaio da 210 in montagna |
Foto 10: Mortaio austriaco in
posizione di tiro |
Non possiamo qui non ricordare il famoso "ippopotamo", il
cannone da 149 ghisa, italiano, che, in posizione al Passo del Venerocolo,
contribuì all'offensiva che portò al possesso della linea
Crozzon di Folgorida-Crozzon di Lares-Passo di Cavento alla fine di
Aprile 1916 e fu successivamente trasportato sulla Cresta Croce ove
rimase e ove tuttora fa bella mostra di sé. (vedi foto 11)
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Foto 11: Batteria di cannoni da 149 G diretta a Timau (Carnia)
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L'artiglieria di medio calibro, pesante campale, sostituì sin
dalle prime settimane di guerra le bocche da fuoco di piccolo calibro,
non più adeguate, nello smantellamento delle trincee e delle
postazioni fortificate del nemico, abilmente dissimulate, nel fronte
montano. Gli ottimi pezzi italiani, il cannone da 105 p.c. (vedi foto
12) e l'obice da 149 A. p.c. (vedi foto 13), dotati di buona mobilità,
furono tra i protagonisti anche nella guerra in montagna.
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Foto 12: Batteria di cannoni
da 105 p.c. |
Foto 13: Obice da 149 A e addetti
al pezzo |
Anche i mostruosi grossi calibri furono determinanti nelle varie vicende
svoltesi sul fronte montano.
I forti italiani Verena e Campolongo furono distrutti dai mortai 305
Skoda postati sull'Altipiano di Lavarone, mentre i potenti 420 e 380
austriaci distrussero Asiago e dintorni nel Maggio-Giugno 1916. Da par
nostro, il forte Hensel di Malborghetto dovette subire le pesanti granate
dei due obici da 305/17 (vedi foto 14) in posizione a Dogna, che lo
demolirono.
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Foto 14: Obice italiano da 305/17 |
Cartolina d'epoca: cannone da campagna austriaco
in Val Sugana |
Ormai oltre 80 anni sono passati dal termine della Grande Guerra, ma
le montagne portano ancora, spesso evidenti, le ferite prodotte dalla
lotta di artiglierie svoltasi sulle loro pendici e sulle cime: la vetta
martoriata del Cauriol e la superficie erbosa "butterata"
dai crateri di esplosione delle granate, delle Melette di Gallio, sono
due tra i tanti esempi che si potrebbero portare a testimonianza. (vedi
foto 15 e 16).
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Foto 15: Forcella Cardinal: vista sul Cauriol |
Foto 16: Il Torrione di Monte Fior
con una caratteristica linea
di trincea "a greca"
(collezione Nereo Turati) |
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