Note geografiche... (a cura di Paolo Volpato)

Situato nella parte orientale dell'Altopiano di Asiago, l'acrocoro delle Melette è delimitato a ovest dalla Val di Campomulo, a nord da Pian di Ronchetto, a est dalla Val Gadena e a sud dalla strada che da Asiago passa per Gallio e giunge a Foza e Lazzaretti. Si divide in Melette di Gallio, con il Monte Sbarbatal, il Monte Meletta di Gallio, Costone di Meletta davanti e Monte Zomo, e Melette di Foza, con il Monte Castelgomberto, Monte Fior, Monte Spil, Monte Miela, Monte Badenecche e Monte Tondarecar. Varie sellette uniscono le cime, selle che oggi portano il nome degli ufficiali italiani caduti in battaglia. L'importanza strategica delle Melette si intuisce dai panorami che offrono: a nord l'Ortigara, a ovest Asiago e Gallio, a est il Monte Grappa e a sud la pianura veneta.


Note storiche... (a cura di Paolo Volpato)

Le Melette furono oggetto per due volte dei piani offensivi di Conrad, che le attaccò prima da Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Austro-Ungarico durante la Strafexpedition e poi, in qualità di Comandante del Gruppo d'Esercito del Tirolo, nella "Battaglia d'arresto" seguita allo sfondamento di Caporetto. In entrambi i casi, fedele alla sua visione strategica che da sempre prevedeva un attacco all'Italia dal Tirolo verso il Veneto, Conrad intendeva scendere in pianura attraverso la direttrice Melette - Val Frenzela - Valstagna - Bassano.
La prima battaglia delle Melette si svolse dal 2 all'8 giugno 1916 e vide protagonisti dal lato austriaco l'11^ Brigata imperiale composta da truppe stiriane, precisamente di Graz, e dai bosniaci del Ten. Col. Duic, conosciuti per la loro particolare ferocia, dal lato italiano il Gruppo Alpini Foza e la leggendaria Brigata Sassari. Gli austriaci riescono a conquistare M.te Zomo, Meletta Davanti, M.te Castelgomberto e cima di M.te Fior (M.te Meletta per gli austriaci), ma la tenace resistenza italiana li costringe, quando erano ad un passo dallo scendere in piano, a sospendere gli attacchi per mancanza di rincalzi. La particolare asprezza degli scontri dipese dalla conformazione del terreno che costrinse spesso gli attaccanti ad usare l'arma bianca, e da questa furono ricacciati o fermati. Il Ten. Col. Duic, che combattè nella mischia con i suoi bosniaci, fu decorato con la Croce di Cavaliere dell'Ordine di Leopoldo e ancor oggi a Graz il 7 giugno si celebra la "Meletta - Gedenkfeier", Festa del ricordo. Nella parte italiana, al Ten. Guido Brunner, irredento triestino, e alla Brigata Sassari di cui faceva parte, furono attribuite le medaglie d'oro alla memoria e medaglie d'argento furono assegnate al 2° e al 5° Reggimento Alpini.
La seconda battaglia si svolse dal 13 novembre al 6 dicembre 1917 e si divide temporalmente in due fasi. La prima, che va dal 13 al 23 novembre, vide una sostanziale tenuta delle linee italiane, nonostante l'incalzare delle truppe austriache imbaldanzite dalla presenza come osservatore dell'Imperatore Carlo, ma fu proprio dal treno imperiale che giunse l'ordine di sospensione dell'offensiva. Peraltro, il Maresciallo Conrad, nonostante ordini contrari e in polemica con l'alleato tedesco, rilanciò l'offensiva e il 6 dicembre riuscì ad occupare interamente il sistema montuoso. Nonostante molti pareri contrari, è innegabile che difendendo le Melette, malgrado le gravissime perdite umane, si rallentò l'avanzata nemica e si bloccò su una nuova linea, posta sul ciglio dell'Altopiano, la temuta discesa su Bassano degli austriaci. A maggior risalto della tenacia di entrambi i contendenti, sono da ricordare le pessime condizioni meteorologiche del momento, tormente di neve, gelo siderale e, per gli italiani, la fame e la sete patite dalle truppe accerchiate.

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