Note geografiche...
A destra di chi proviene da Cortina e si avvicina a Passo
Falzarego sulla statale delle Dolomiti, continua il possente baluardo
montuoso aperto dal Gruppo delle Tofane.
Dopo la caratteristica Sella Bois dominata dalla parete strapiombante
del Castelletto,
in prima fila si osservano in ordine Cima
Bois, Cima Falzarego, Piccolo
Lagazuoi e infine la depressione del Passo di Valparola, mentre
da dietro ancora più elevate, si levano le torri del Gruppo di Fanes
e il Grande Lagazuoi. Possente sentinella staccata dal resto si eleva,
appena la strada accenna a scendere verso il Livinallongo, il Sasso
di Stria. In lontananza già si osservano le cupe pareti del Col
di Lana e del Sief.
Note storiche...
Le vette dominanti da vicino la strada delle Dolomiti e proteggenti
gli accessi alla Val Badia e quindi alla Val Pusteria, furono conquistate
gradualmente e al prezzo di duri sacrifici da parte delle truppe della
17a Divisione della quarta Armata, risalenti dalla conca di Cortina.
Prima "Cima
Bois", poi "Cima Falzarego" furono prese e fortificate dai nostri
soldati, ma la barriera rocciosa, vero fortino naturale, formata dal
"Lagazuoi", dalla "Cima e Torri di Fanis", dal monte "Castello", impedì
la conquista della testata di Val Travenanzes e ogni ulteriore avanzamento
verso le valli del Gader. Il "piccolo
Lagazuoi", posizione di destra del cosiddetto sbarramento di Valparola,
completato dal Sasso di Stria a sinistra, dalla posizione trincerata
"Vonbank" nella depressione del passo e dal retrostante Forte di Valparola,
fu oggetto di ripetuti attacchi delle nostre truppe alpine che ne conquistarono
l'anticima e il caratteristico "cengione" a metà costa: la Cengia Martini,
dal nome del Maggiore Martini, comandante il Battaglione di Alpini che
la occupò e la fortificò. Dalla caratteristica cime ove ora vi è la
stazione d'arrivo della funivia che parte dal passo Falzarego, gli austriaci
cercarono di fare sloggiare con ogni mezzo le sottostanti nostre truppe
aggrappate alla cengia. Le larghe ferite aperte nella parete strapiombante
e distinguibili dal colore più chiaro della roccia e i ghiaioni depositati
alla base, testimoniano della guerra di mine scatenate dai nostri nemici.
Nel fondo del passo di Valparola occhi attenti possono ricostruire l'andamento
della trincee austriache che si appoggiavano ad alcuni grossi massi
scavati internamente e trasformati in veri "blockhaus". Il "Sasso
di Stria", vera spina nel fianco per i nostri battaglioni assaltanti
il Col di Lana e la sella
del Sief dal bosco di Castello, costituì per tutto il periodo del Fronte
un formidabile caposaldo fortificato austriaco: tra l'altro una galleria
lunga 500 metri e aperta con feritoie verso il Falzarego, lo difendeva
dalle provenienze da quella parte. Occupato parzialmente da un battaglione
di Alpini nei primi giorni di guerra, fu abbandonato per ordini superiori
e non fu mai più ripreso nonostante sforzi generosi come quello guidato
dal tenente Fusetti che con un colpo di mano militar/alpinistico, ne
conquistò la vetta e, attaccato da forze soverchianti, preferì morire
sul posto con i suoi soldati piuttosto che arrendersi: le ossa "sbiancate"
del tenente Fusetti sono da qualche parte nei profondi crepacci che
segnano la parte superiore del Sasso. La grande croce sulla vetta ricorda
il sacrificio dei valorosi. Il Forte
di Valparola, colpito dai grossi calibri italiani nelle prime settimane
di guerra, fu volontariamente smantellato dagli austriaci e i pezzi
di artiglieria furono mimetizzati tra le rocce della zona chiamata "Tra
i Sass": il Forte, illuminato di notte come se fosse ancora in efficienza
costituì per mesi lo "specchietto per le allodole" per i grossi calibri
italiani che continuarono a sprecarci munizioni preziose. Tutte le posizioni
dovettero essere abbandonate dalle forze italiane nei primi giorni di
Novembre 1917, a seguito dei fatti di Caporetto.